Il Regno di Dio è vicino – di S.E. Mons. Luciano Monari

L’impegno di questi anni per la Chiesa italiana e, dunque, anche per la nostra Chiesa bresciana, sarà quello di comprendere, assimilare e attuare le indicazioni della Evangelii Gaudium di Papa Francesco: la rilettura di tutta l’attività pastorale in ottica missionaria, la dimensione della gioia, attenzione ai pericoli e tentazioni del momento presente. Non è più possibile procedere ripetendo semplicemente le scelte del passato, occorre cercare, sperimentare, correggere, rinnovare.

1. L’ annuncio del Regno.

Il centro della predicazione di Gesù è l’annuncio del Regno (Cfr Mc 1,15). In Gesù Dio si fa vicino all’uomo e instaura la sua “sovranità”, che consiste nella sua misericordia, giustizia, pace, fraternità, perdono, riconciliazione… e si esercita attraverso il ministero di Gesù: parole e opere. In Lui Dio “regna”, nel senso che la volontà di Dio dirige tutti i suoi comportamenti, le sue parole, attraverso cui Gesù può esercitare sugli uomini un potere salvifico che non è altro che il potere stesso di Dio attraverso di lui. Gesù con questo conduce coloro che lo accolgono nella propria vita a permettere alla “verità” (la rivelazione dell’amore di Dio Padre attraverso Gesù, suo Figlio Unigenito) di essere la sorgente prima dei loro pensieri, desideri, decisioni comportamenti.

2. La vocazione missionaria della Chiesa.

La Chiesa è un frammento di mondo che è stato toccato, risanato, ristrutturato dall’incontro con Dio in Gesù ed è chiamata a contribuire alla trasformazione del mondo immettendo in esso il dinamismo d’amore che viene da Dio e che può raggiungere il mondo attraverso di lei, che è fatta di mondo e vive nel mondo. E, siccome il Regno di Dio è più grande della Chiesa, essa è strutturalmente aperta alla dimensione più ampia del Regno e diventa necessariamente missionaria.

La Chiesa, allora, si muove contemporaneamente su due registri: quello della sua crescita e quello del suo contributo alla trasformazione del mondo. A sua volta la sua crescita deve essere allo stesso tempo:

  • Quantitativa: quando cresce il numero dei cristiani;
  • Qualitativa: rendere il credente sempre più conforme all’immagine di Gesù e quindi sempre più capace di ragionare e agire secondo la logica dell’amore oblativo, generoso e creativo; rendere le strutture e le relazioni nel mondo sempre più conformi al disegno di Dio e indirizzare verso una fraternità sempre più reale tra i popoli.

In quest’opera sono coinvolti tutti i battezzati, anche se con diversità di funzioni, servizi e competenze.

3. Le linee per un progetto pastorale missionario.

Lo strumento su cui per circa tre anni ha lavorato il Consiglio Pastorale Diocesano è stato reso ufficiale e deve diventare la guida nella progettazione all’interno della nostra realtà Diocesana e delle nostre parrocchie.

Un’attenzione nella progettazione pastorale deve essere la seguente: l’umiltà. Perciò non si può pretendere di far entrare tutto dentro i nostri schemi mentali; dobbiamo essere aperti a riconoscere l’azione dello Spirito anche non l’avevamo immaginata. L’azione pastorale offre ciò che è necessario perché la vita di fede possa nascere e svilupparsi (Parola, sacramenti, carità); ma poi tutto si gioca nel segreto del cuore umano dove Dio agisce col suo Spirito e dove l’uomo esercita la sua libertà e la sua responsabilità.

4. La ripresa dell’ iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi.

Da questo cammino nessuno può chiamarsi fuori… nessuno deve sentirsi autorizzato ad andare per conto proprio… Tirarsi fuori dal tessuto ecclesiale diocesano significa tirarsi fuori dal tessuto della Chiesa cattolica. Non esiste un rapporto diretto con la Chiesa cattolica che non passi dalla Chiesa locale e dalla comunione col Vescovo della Chiesa locale. Non so se l’ICFR sia la risposta al problema della catechesi di oggi, ma so che la proposta del passato non è all’altezza della sfida attuale. L’impegno maggiore dovrà essere speso nella preparazione dei catechisti. Abbiamo bisogno di catechisti che essi per primi vivano la fede come scelta integrale di vita; che abbiano provato la difficoltà di unire fede e vissuto; che abbiano scoperto la fede come risposta positiva ed esaltante alle sfide del mondo contemporaneo; che abbiano una buona cultura profana e che abbiano tentato di incarnare in questa cultura profana il messaggio evangelico. Certo, la fede non è un puro atto della ragione; è la risposta positiva a un’attrazione interiore che viene da Dio stesso. Ma il contenuto della fede non è irrazionale, non contrasta con le verità che la ragione raggiunge nel suo sforzo continuo di conoscere il mondo… Bisogna pensare la fede non come fosse in contraddizione con le scienze profane, ma piuttosto come compimento di tutte le scienze profane. Occorre poi convincerci che la medesima fede può essere espressa in modi molto diversi… Non dob- biamo, dunque, temere di fronte ai cambiamenti. Certo, non è che la novità vada bene per se stessa, ma non va nemmeno demonizzata.

Di fronte a ciò, che il catechista sia docile al parroco, è certo dote buona, ma non è dote sufficiente. Il catechista deve essere capace di pensare in proprio, di ascoltare con attenzione, di riflettere con oggettività, di comunicare con chiarezza e con gioia.

5. L’ esortazione postsinodale “amoris laetitia”.

Considerazioni del Vescovo Luciano Monari sull’esortazione “Amoris Laetitia” di papa Francesco.

6. L’accesso all’ eucaristia delle coppie irregolari.

La preoccupazione del Papa nella sua esortazione è che non possa essere rivolta anche a noi la parola che Gesù ha detto sugli scribi: “Legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito” (Mt 23,4). Il Papa invita a considerare non solo la legge dell’indissolubilità, ma anche il bene concreto delle persone; a ricordare che la misericordia di Dio si afferma come vittoriosa anche sul peccato dell’uomo; a considerare l’eucaristia come farmaco per la guarigione e non solo come il cibo degno dell’uomo spiritualmente sano.

Per ora, le persone che si trovano nelle situazioni di secondo matrimonio contratto solo civilmente o di convivenza dopo un matrimonio religioso vanno invitate a frequentare la Messa, a partecipare alla vita della comunità cristiana, assumersi anche alcuni impegni nella comunità parrocchiale. Non possono, però, ricevere l’assoluzione attraverso il sacramento della penitenza e, quindi, non possono accostarsi alla mensa eucaristica. In merito al suggerimento del Papa di condurre queste persone attraverso un cammino penitenziale, perché possano avere la possibilità di accostarsi ai sacramenti, il Vescovo ha costituito una commissione di persone esperte, che possano indicare le modalità e le mete concrete.

ORANews

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Oratorio San Luigi di Leno


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