I Santi Pietro e Paolo: alle radici della fede cristiana

Nel suo volume “Dove sorgeva un’antica Abbazia” Luigi Cirimbelli, nostro concittadino, scomparso da poco, sostiene che già nel sec. VI a Leno era in funzione una chiesa dedicata a S. Giovanni Battista, dove si dava il battesimo, detta “Pieve battesimale”. Con l’avvento dell’Abbazia benedettina, nei più importanti documenti, anche se non si parla più della figura dell’arciprete, capo della parrocchia, vengono spesso nominate la chiesa di S. Giovanni e la chiesa di S. Pietro in Castello, che divenne poi la parrocchiale. Essa venne ampliata nel 1500 e poi distrutta per far posto all’attuale chiesa, costruita tra il 1761 e il 1782, grazie alla caparbietà e all’audacia del parroco don Carlo Carli e dedicata ai Santi Pietro e Paolo.

Dunque, nel nostro territorio la fede cristiana si é annidata già nei primi secoli del cristianesimo e la vita di questa nostra comunità è stata messa sotto la protezione prima di Pietro, l’Apostolo designato da Gesù “a confermare i suoi fratelli nella fede”, e poi a Pietro venne associato Paolo, l’Apostolo delle “genti”, il missionario per eccellenza.
La protezione dei due Santi è garanzia per noi di fede autentica e di forza nell’annuncio evangelico. Pietro da sempre per la comunità credente, che legge il Vangelo di Gesù, è la “roccia” su cui è costruita la Chiesa e, quindi, garanzia dell’autenticità di ciò in cui crediamo; anche perché abbiamo la certezza che i successori di Pietro, quelli che noi chiamiamo “papa”, non hanno mai tradito la fede, pur nella debolezza della loro vita, conservando e tramandando il deposito di fede che la Chiesa ha ricevuto da Gesù, attraverso la testimonianza degli Apostoli, in modo integro.

Ogni Papa è “Pietro”: colui che è chiamato da Gesù ad essere, con la potenza dello Spirito Santo, segno visibile dell’unità di tutti i credenti in Cristo, a indicare loro le strade della vita che conducono a Dio e a confermare la fede, insieme con gli altri Apostoli (i Vescovi), impedendo ogni deviazione rispetto al mandato ricevuto da Gesù. Certo, la fede cristiana va “inculturata” in ogni epoca storica, in ogni stagione della vita dell’uomo e, dunque, come sta facendo oggi Papa Francesco, deve trovare sempre nuovi linguaggi e nuove forme per rendersi comprensibile e rispondente alle domande delle diverse generazioni che si susseguono nella storia e delle varie culture. Ma non può mai diventare altro rispetto al Vangelo di Gesù Cristo e alla testimonianza degli Apostoli.

Questa fedeltà richiede ad ogni cristiano e, in particolare a colui che è chiamato a “confermare i fratelli nella fede”, coraggio, perseveranza, lungimiranza, apertura alla novità dello Spirito, accoglienza delle diversità, anche religiose, disponibilità al cambiamento, capacità di discernimento… Ma domanda anche la costanza di riferimento alle origini e forza di resistere ad una modernità che pretende di far senza Dio, pensando di essere capace di autosalvezza e di autodeterminazione.

Nella storia della Chiesa, “Pietro” ha sempre “preferito obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (cfr At 4,19), a costo della vita, perché, per quanto valga la vita, è nullità senza la “Vita”, che è Gesù Cristo: “lo sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). La nostra comunità, che ha come patrono Pietro, ha la grazia e l’impegno di rifarsi alle radici della fede cristiana e di alimentare la fede attraverso l’ascolto e l’obbedienza a colui che è successore di Pietro, il Papa. Deve, inoltre, distinguersi per l’amore e la gratitudine verso il Papa, che, esercitando il suo ministero, rende viva ed attuale la presenza di Gesù nella Chiesa, garantendo ai credenti un cammino, lungo il quale sono custoditi dalla presenza di Gesù risorto, e che ha come meta l’incontro definitivo con Dio per “vederlo faccia a faccia”, in una visione, che è condivisione di vita per tutta l’eternità.
Nel suo “patronato” nei confronti della nostra comunità Pietro è accompagnato da Paolo, altra figura di autentico cristiano che ci riporta alle radici della nostra fede e ci rende la testimonianza di chi vive in pienezza la vita cristiana, intesa come trasformazione in Cristo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Così che Paolo fa della sua vita una missione: portare Cristo e il suo Vangelo ad ogni uomo, perché ognuno possa giungere alla “piena maturità di Cristo” e trovare in Lui la pienezza di vita. Praticamente tutta la vita di Paolo è “Vangelo; cioè gioioso annuncio di Gesù; tutta la sua vita parla di Gesù; ogni suo gesto, ogni sua azione, ogni sua parola, è manifestazione di Colui di cui Paolo vive e che vive in Paolo: Gesù. Il suo amore, le sue gioie, le sue sofferenze, i suoi naufragi, le sue contraddizioni, la sua morte… tutto in lui è manifestazione di Gesù, convinto come è che “Cristo è tutto in tutti” (Col 3,11). In Paolo non c’è uno spazio, un tempo, un respiro, un angolo del suo corpo, una relazione, uno sguardo… niente che non sia segno di Colui che Paolo porta in sé: Gesù. “Io non ritengo di sapere altro in mezzo a voi che Gesù Cristo è crocifisso… scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma per coloro che credono sapienza di Dio e potenza di Dio… Per Lui io ho considerato tutto il resto spazzatura” (cfr 1Cor 1,23; Fil 3,8).

E’ tal grande l’esperienza che Paolo ha fatto di Gesù nella sua Chiesa, da ritenere che vivere per Gesù fosse il massimo della vita e, così, l’ha messa totalmente a sua disposizione, fino a versare il sangue nel martirio per testimoniare fino all’ultimo la fede in Lui. Anche questo secondo nostro patrono, oltre a garantirci la certezza nella fede, attraverso la sua intercessione, ci introduce nel compito più alto che la comunità cristiana e ogni cristiano in essa hanno: essere missionari, cioè “portatori” con la propria vita del messaggio e della persona di Gesù, vivo e presente oggi in mezzo a noi per condurci attraverso le strade della vita, ad un amore che non avrà mai fine. Celebrare questi due santi per la nostra comunità significa sì chiedere la loro intercessione, ma anche impegnarci a imitarli nella nostra vita, perché anche attraverso di noi si compia stella storia l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo.

Ecco allora l’augurio che io prendo in prestito da loro: “Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la conoscenza di Dio (Ef 3,17-19).

Monsignor Giovanni


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