Gesù è il volto misericordioso del Padre

Natale: riconoscere e mostrare il volto misericordioso di Dio.

“Mostraci il Padre e ci basta!” chiese un giorno Filippo a Gesù. E il Signore, un po’ meravigliato per l’ottusità dell’apostolo, gli rispose: “Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre” (cfr. Gv 14,9). Anche i farisei, dopo che Gesù aveva compiuto già molti miracoli, ancora gli chiedevano segni dal cielo come prova della verità del suo insegnamento(cfr. Mc 8,11-13), mentre Lui stesso è “il Segno” più grande ed evidente per chi vuole credere: Lui è Dio, che ha assunto la carne umana per rendersi visibile all’uomo, attraverso ciò che l’uomo può vedere, senza renderlo schiavo della sua potenza divina, ma coinvolgendolo in un cammino di libertà e di amore, nel quale anche l’uomo sia protagonista.

Quante volte anche noi chiediamo a Dio di mostrarsi, di fare qualcosa per questa umanità, per la nostra società, per la nostra famiglia … di mostrarci dei segni di potenza, per cui siamo obbligati a riconoscere la sua supremazia, disposti a rinunciare alla nostra libertà, pur di non fare la nostra parte di fatica per esercitarla in modo autentico e fruttuoso per l’uomo; tranne poi essere pronti ad accusare Dio di averci ingannato. Quante volte lo dichiariamo responsabile degli avvenimento tristi della vita dell’uomo!

Ma Dio sa qual è il vero bene per noi e ci esaudisce solo e nel modo in cui questo bene possa realizzarsi, senza che noi dobbiamo rinunciare all’esercizio della nostra libertà, per la quale Lui ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Per questo raramente interviene con segni di potenza e, invece, continuamente con umili segni di amore, bontà, saggezza, solidarietà … il più delle volte compiuti attraverso la persona dei nostri fratelli, in modo che possiamo “vedere”  Dio in azione in loro. Perché come Gesù è il volto visibile della misericordia del Padre, così ogni fratello che opera il bene è il volto visibile di Gesù: è il Figlio di Dio che si incarna nell’oggi della storia per portare sollievo all’umanità ferita.

Celebrare il Natale, allora, significa sì far memoria dell’incarnazione del Figlio di Dio e rivivere questo mistero attraverso la liturgia, nella certezza che il compiersi delle promesse di Dio avviene nell’ “oggi”di ogni generazione della storia, ma richiede anche dall’uomo che riceve questo dono di rendersi disponibile ad essere segno concreto di questo evento, mostrando che la storia è cambiata e che il bene ha trionfato e trionfa, e coloro che credono e vivono questo mistero, come singoli e come comunità (la Chiesa), ne sono il segno e incarnano nell’oggi la presenza di Gesù.

In questo anno giubilare della misericordia noi cristiani abbiamo il dovere di mostrare al mondo, con la fede e le opere di carità, la verità del Natale. Non basta allestire l’albero, non è più sufficiente nemmeno comporre un bel presepio e radunarci come famiglia nel pranzo natalizio (a meno che sia il pasto della riconciliazione tra fratelli); ma neanche la stessa liturgia natalizia raggiunge il suo vero scopo se noi cristiani continuiamo a mantenere le nostre inimicizie, i nostri rancori, se non cessiamo i propositi di vendetta, se non superiamo le invidie e le gelosie, se non facciamo ogni sforzo per ricomporre l’unità famigliare, se non ci facciamo prossimo a chi è nel bisogno, senza distinguere razza, religione, lingua … se non osiamo addentrarci nell’amore fino a donare la vita per i fratelli (padre, madre, moglie, figli, forestiero, immigrato, malato, anziano, buono, cattivo, pacifista, terrorista ….) in modo gratuito, per incarnare l’amore di Gesù, che “svuotò-annientò” se stesso, assumendo la condizione di servo, facendosi obbediente fino alla morte di croce (cfr. Fil 2,6-11), nella certezza che Colui al quale ha obbedito per amore, per amore gli avrebbe ridonato la vita e con la sua anche la nostra.

La Chiesa è oggi “sacramento universale di salvezza”: significa che è segno e strumento dell’amore salvifico di Dio in Gesù. Oggi è attraverso la Chiesa che giungono a tutti gli uomini i doni della salvezza di Dio: Gesù ha affidato a Lei se stesso e tutto quanto in Lui opera amore, vita e salvezza.

Papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia afferma che “la misericordia di Dio è la sua responsabilità per noi. Lui si sente responsabile, cioè desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni. E’ sulla stessa lunghezza d’onda che si deve orientare l’amore misericordiosi dei cristiani. Come ama il Padre così amano i figli. Come è misericordioso Lui, così siamo chiamati ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri. L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia”.

Io mi auguro che il Natale di quest anno sia il coronamento o l’inizio di autentici cammini di riconciliazione per le famiglie e i membri della nostra comunità, perché possiamo essere veramente l’incarnazione nell’oggi della nostra storia dell’amore di Dio e chi non crede possa vedere nei nostri gesti di carità, di amore, di riconciliazione la presenza di Dio, che continua ad operare nella storia.

Sia questo il nostro Natale e questo è il più cordiale e sincero augurio di noi sacerdoti e delle nostre suore. Buon Natale.

Monsignor Giovanni


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