Genitori tecnoliquidi

Molti osservatori hanno evidenziato come l’inizio del terzo millennio sia tatto segnato dalla più straordinaria ed epocale crisi della relazione tra persone.

Cosa ne ha determinato la crisi?

In fondo la tecnologia digitale ne è la risposta e forse anche una concausa, come se l’esplodere della rivoluzione digitale avesse intercettato una crisi della relazione già presente.

Fenomeni quali l’ aumento del narcisismo (vedi gli innamoramenti in chat e le amicizie su FacebooK) e la ricerca di emozioni (è come se tutta la relazione interpersonale coincidesse con il solo sentimento) sono alla base della profonda crisi dei rapporti umani, che acquistano modalità “liquide”, indefinite, instabili e provvisorie.

In questo senso, la tecnomediazione della relazione (chat, blog, sms, WhatsApp, social media) offre all’uomo odierno una risposta formidabile e affascinante: ALLA RELAZIONE SI SOSTITUISCE LA CONNESSIONE.

Questo consente all’uomo e donna di oggi di essere senza vincoli, di tecnomediare i rapporti senza essere in relazione, di connettersi e di costruire legami liquidi, mutevoli, fragili, privi di sostanza e di verifica, pronti a essere interrotti.

Questo sta minando l’identità personale alla sua origine.

La crisi dell’identità maschile e femminile, per esempio, ne è l’espressione più evidente.

L’identità, cioè, l’idea che ognuno ha di sé e il sentirsi che ognuno di noi sente di se stesso, è dunque in profonda crisi, e il nuovo modello è l’ambiguità.

Quali le ricadute sulla coppia?

La coppia rischia di essere l’occasionale incontro tra bisogni individuali che vanno reciprocamente soddisfatti, per un tempo minimo, al di là di impegni reciproci e di progetti che superino l’istante.

Perciò identità liquide fanno coppie liquide, che a loro volta, fanno genitori liquidi, dove per liquido intendiamo soprattutto la DEBOLEZZA DEL LEGAME.

Il punto di partenza sta nel tema dell’identità come già detto.

Nell’epoca di Facebook, l’identità si virtualizza, come anche le emozioni, l’amore e l’amicizia.

Eppure qualcosa non funziona.

Lo avvertiamo dall’incremento del disagio psichico, dalla ricerca di vie bravi per la felicità, dall’aumento del consumo di alcool e stupefacenti, dall’affermarsi della cultura della morte, dall’aumento di suicidi, dal malessere diffuso.

Qualcosa non va: la liquidità dell’identità non aumenta il senso di felicità dell’uomo contemporaneo.

La felicità non è legata all’aumento delle possibili scelte dell’uomo, ma dall’avere dei “criteri” per scegliere.

Costruire identità stabili, instaurare relazioni solide e che si dispiegano lungo progetti esistenziali aperti al dono di sé, sono ancora, in ultima analisi, l’unico orizzonte di speranza che si apre per l’uomo del terzo millennio, immerso nel cupo e doloroso modello della liquidità.

don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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