Fate, dunque, un frutto degno della conversione

La pagina evangelica di questa seconda domenica di Avvento ci presenta, attraverso San Matteo, al capitolo III, la figura di Giovanni Battista. Un personaggio, che fa da ponte tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Quest’uomo, carico di un’autorevolezza, che diventa evidente grazie alla sua radicalità e alla sua coerenza. Quest’uomo, che grazie al suo intenso rapporto con Dio è capace di una profonda schiettezza nel farsi suo portavoce.

Nella scena, che oggi ci è descritta nel Vangelo, Giovanni Battista, con tante esortazioni ci invita ad assumere alcuni comportamenti; sono esortazioni, cioè inviti che vengono fatti dal Battista ad assumere comportamenti, di rinuncia al peccato e di prontezza nello scegliere la via che porta all’incontro con Dio.

Tra queste esortazioni ne scelgo una, che è molto forte nel suo esprimersi e che se divisa in se stessa rischia di essere fraintesa ma letta nel suo insieme diventa confortante. In un primo momento, può spaventare ma diventa, invece, un’esortazione che ci rincuora. Di fronte ai Sadducei ed ai Farisei, che, in numero sempre maggiore, accorrevano al suo battesimo, Giovanni Battista dice: «Chi vi ha fatto credere di sfuggire all’ira imminente di Dio. Fate dunque un frutto degno della conversione». Detta così: “Chi vi ha fatto credere di sfuggire all’ira imminente di Dio”, suona un po’ come una minaccia, va letta, però, insieme alla seconda parte che dice: “Fate dunque un frutto degno della conversione”. L’ira di Dio non è mai contro di noi, ma è contro il male che c’è in noi. Perché Dio ce l’ha contro il male che c’è in noi? Perché il male ci fa male e Dio non vuole che noi stiamo male. La cosa che può sembrare un paradosso è che, quando Dio è arrabbiato, l’uomo è salvo! C’è, però, una condizione: l’uomo faccia frutti degni di conversione, ossia scelga di prendere le distanze dal male che, purtroppo, molto spesso, abita in lui. Nella misura in cui scegliamo di prendere le distanze dal male, Dio interverrà sul quel male e questo non ci “tirerà giù”, ma verrà sconfitto e noi saremo salvi.

Interessante anche l’invito a convertire le nostre strade verso Dio. Convertire vuol dire concentrarsi, dirigere la nostra attenzione, vertere verso Dio, perché nella misura in cui stiamo con Dio non c’è nessun male che possa “tirarci giù”. Qual è il contrario di convertito? È pervertito, perché se convertire significa dirigere la nostra strada verso Dio, il pervertito è quello che va per altre strade, che non sono quelle di Dio. Ecco che, ancora di più, se concentriamo la nostra attenzione su Dio, noi sappiamo che quando Lui si arrabbia lo fa con il male vicino a noi. Usando un’immagine molto efficace, Dio è fermo, duro con il peccato ma tenero con i peccatori. Non abbiamo, allora, nulla da temere. Quando Dio si arrabbia l’uomo è salvo; quale uomo è salvo? l’uomo che si fida del Suo intervento ed è disposto ad intraprendere cammini di conversione. Certo, intraprendere cammini di conversione può essere impegnativo, può costarci fatica, può anche essere qualcosa che fiacca il nostro passo, che può smorzare la nostra speranza, perché molto spesso, le nostre intenzioni di intraprendere cammini nei quali ci lasciamo alle spalle qualcosa che ci pesa, ci vedono sconfitti; quante volte abbiamo sperimentato che, anche con l’intenzione di mettercela tutta, di ricominciare, di andare avanti, dopo un po’ eravamo ancora come prima. Ciò non toglie che se anche le nostre intenzioni svaniscano è sempre saggio lasciar da parte il male che c’è in noi; è sempre saggio attuare cammini di conversione anche quando presentano degli ostacoli. Convivere con il male è sempre sbagliato, anche perché se noi conviviamo con il male ne diventiamo famigliari, parliamo la stessa lingua, abbiamo gli stessi desideri, abbiamo le stesse intenzioni, diventiamo fratelli. Ed è allora quel male ci “strapperà giù”; ecco perché Giovanni Battista è chiaro ed è una chiarezza disarmante, che non pone altri dubbi. Ma la cosa più chiara deve essere questa: quando Dio si arrabbia l’uomo è salvo, per cui non c’è nulla da aver timore.


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