Dio vi ha parlato perché vuole fare di voi il Suo popolo

05 febbraio 2017
consacrazione della chiesa di Porzano

In questa celebrazione consacriamo una chiesa, che è un edificio in mezzo agli altri; nel paese, tra le diverse case, vicino alle strade, alle piazze, c’è anche un edificio diverso dagli altri, ma insieme con gli altri. In quell’edificio si entra attraverso una porta e bisogna fare una scelta per entrare: si entra per che cosa, a che cosa serve una chiesa, lo spazio dedicato alla chiesa; serve per quello che stiamo facendo, una cosa molto semplice, ma alla fine decisiva per la nostra vita.

Siete partiti da casa vostra e siete venuti qui, passando per la porta, e vi trovate insieme. La casa è privata, ciascuna famiglia ha la sua, è in rapporto con le altre ma, in qualche modo, è uno spazio nostro, quello del nostro ambiente famigliare, degli affetti, delle relazioni. Qui ci troviamo insieme con gli altri e no per caso, ma ci troviamo insieme con gli altri perché siamo stati convocati; c’è qualcuno che ci ha fatto arrivare una voce e ha detto: “Vieni”, e naturalmente quel qualcuno è il Signore. Siamo qui per Lui, siamo qui perché, in qualche modo, direttamente o indirettamente, ci ha chiamati, ci ha voluto mettere insieme e perché ci ha messo insieme? Beh, la prima cosa è quella che abbiamo fatto, perché voleva dirci qualche cosa, abbiamo ascoltato tre letture; alle fine delle prime due letture abbiamo detto “Parola di Dio”, e alla fine della terza “Parola del Signore”. Vuol dire: Dio, il Signore ha qualcosa da dire a voi e vi è stato annunciato dai lettori, dal prete. Avete ascoltato la parole del Signore, avete ascoltato che siete il “sale della terra”, che voi siete “la luce del mondo”, che avete quindi il compito d’ammissione di trasmettere gusto di vita a tutti gli uomini, di manifestare la luce che viene da Dio.

Insomma, Dio ha parlato a voi e vi ha parlato perché vuole fare di voi il Suo popolo, cioè vuole mettere insieme le persone diverse, le famiglie diverse, i gruppi diversi che ci sono a Porzano e farli essere un’unica comunità e quella comunità è il Suo popolo. Quando gli Ebrei sono usciti dall’Egitto, dopo tre mesi sono arrivati al monte Sinai, per quaranta giorni Mosè ha ascoltato la parola del Signore, poi ha raccolto il popolo e ha proclamato davanti alle persone la legge di Dio e ha chiesto alle persone se quella parola andasse bene, se erano disposti, quella parola, i Comandamenti, come regola di vita. E quando il popolo ha detto “Sì, d’accordo, ci stiamo; accogliamo i Comandamenti di Dio come legge della nostra vita” è avvenuto un cambiamento, quella gente è diventata un popolo. Per essere un popolo occorre una regola che ci guida, bisogna condividere dei valori, dei modi di pensare e la parola di Dio attraverso Mosè ha trasmesso i valori, i modi di pensare che hanno costruito il popolo d’Israele; e per noi è lo stesso, veniamo qui, ascoltiamo il Vangelo, diciamo al Vangelo “Sì, ci sto; i valori del Vangelo li prendo come miei, sono disposto a viverli”, in questo modo diventiamo un popolo, abbiamo tante idee diverse, però i valori del Vangelo li accettiamo tutti e cerchiamo di viverli, con le nostre fragilità, però cerchiamo di andare per quella strada. Siamo un popolo per questo, siamo una comunità per questo, ma non basta, quello che è stato proclamato, è stato proclamato da questo posto che si chiama ambone, pulpito, luogo di annuncio della Parola. Ma al centro della chiesa c’è quello, c’è l’altare; e c’è l’altare, perché quello che viene messo sull’altare può salire a Dio e perché quello che viene messo sull’altare può essere il dono di Dio, per me e per voi e su quell’altare si realizza il legame tra la comunità cristiana di Porzano e il suo Signore. Di fatto cosa succede sull’altare: noi portiamo un po’ di pane e un po’ di vino, che sono la nostra vita, sono “il frutto della terra e del lavoro dell’uomo”, sono la nostra vita, le nostre fatiche, le sofferenze, le gioie, le consolazioni, gli impegni, le responsabilità, le paure per il futuro; tutte queste cose, che costituiscono la trama della nostra esistenza quotidiana, le portiamo sull’altare. Perché le portiamo sull’altare?

Perché le vogliamo presentare a Dio, perché Dio prenda la nostra vita e la benedica. Ma quel pane e quel vino, che noi portiamo sull’altare, il Signore ce li dona a sua volta, perché facciamo la Comunione, mangiamo quel pane, quindi, in qualche modo, ce li restituisce, ma ce li restituisce cambiati, perché quel pane, messo davanti al Signore, con l’invocazione dello Spirito, è il corpo di Cristo e quel vino, con l’invocazione dello Spirito Santo, è il sangue di Cristo. E quando mangiamo e beviamo il corpo e il sangue del Signore è la vita di Cristo che ci viene data, perché noi la assimiliamo; vuol dire che quel cibo che mangio diventa il mio sangue, le mie cellule, diventa il mio corpo e, in modo forse contrario, succede così nella Comunione. Nella Comunione mangiamo il corpo e il sangue di Cristo. Per che cosa, per quale scopo? Beh, “per – direbbe San Paolo – diventare il corpo di Cristo”. Perché la nostra vita prenda la forma della vita di Gesù e non la mia vita individuale, la nostra, la nostra come popolo, insieme siamo il corpo del Signore, ciascuno con le sue caratteristiche, con le sue proprietà, con la sua esperienza personale, ma tutti insieme, la comunità di Porzano è il corpo di Cristo. In questo luogo concreto della Terra che è il vostro paese, lì siete il corpo di Cristo e perché siete il corpo di Cristo: perché avete mangiato il corpo di Cristo e lo avete accolto nella fede, cioè non solo avete mangiato con la bocca ma avete accolto con la fede ed è questo mangiare con la fede cioè con il dono dello Spirito, quello che permette all’Eucarestia di trasformare la nostra vita e di farla diventare quello che mangiamo. Diventiamo quello che mangiamo, nell’Eucarestia. E il motivo per cui c’è l’altare è questo, come dicevo l’altare è il luogo dove il mondo viene offerto a Dio e dove Dio dona la sua vita al mondo, è il luogo dello scambio, della Comunione; e lo scopo è essenzialmente questo.

L’edificio che consacriamo si chiama chiesa, ma in realtà la parola chiesa vuol dire convocazione, quindi di per sé la chiesa riguarda voi, siete voi i convocati. Convocare vuol dire chiamare da tutte le diverse parti, la chiesa è una convocazione che il Signore fa in mezzo al mondo, raccoglie gli uomini, li chiama e quelli che rispondono si raccolgono insieme, sono chiesa. L’edificio perché viene chiamato chiesa: perché è il luogo della convocazione. La chiesa, prima di tutto siete voi, ma siccome voi vi raccogliete insieme, convocati in questo luogo, qui ascoltate la parola del signore, qui partecipate alla Comunione del corpo e del sangue del Signore, qui diventate chiesa e allora l’edificio diventa anch’esso chiesa. Ma chi dà valore ai muri siete voi; i muri possono essere robusti, le rappresentazioni belle. Ma i muri e le rappresentazioni diventano chiesa solo se dentro c’è una comunità che vive, c’è una chiesa viva. Allora la vita di questa comunità si esprime anche nell’edificio in cui le persone si incontrano e pregano insieme e stanno davanti al Signore. Stanno davanti al Signore un pochino seduti per ascoltare, perché il Signore ci insegna, ma stiamo davanti al Signore in piedi. Stare in piedi davanti a Dio vuol dire avere una dignità grande. Ma noi dobbiamo stare in piedi davanti a Dio: quando è stato proclamato il Vangelo, noi siamo stati in piedi, certamente per rispetto, ma per dignità, perché siamo i figli di Dio e quindi Dio desidera avere davanti a sé dei figli che stanno in piedi non schiacciati o umiliati, ci vuole in piedi. Poi abbiamo il momento in cui ci mettiamo in ginocchio per dire che vogliamo adorare e riconoscere la grandezza infinita di Dio davanti alla quale ci sentiamo piccoli piccoli. E in tutti e tre questi gesti, in ginocchio, in piedi, seduti, diventiamo la comunità del Signore con la nostra dignità grande, con la nostra adorazione profonda, con il nostro ascolto attento del Signore, della sua parola. Ecco, a questo serve la chiesa e per questo la consacriamo.

E allora, mentre consacriamo l’edificio, vogliamo consacrare la comunità che siamo noi e chiedere al Signore che ci faccia crescere nella Comunione, nell’essere un cuore solo in un’anima sola, nel volerci bene, nel portarci i pesi a vicenda, nel vivere le cose che abbiamo ascoltato, perché possiamo essere e possiamo diventare “il sale della terra e la luce del mondo”. Questo è quello che vi auguro con tutto il cuore e è quello che chiedo al Signore per tutti voi.

Consacrazione della chiesa di Porzano

ORANews

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Oratorio San Luigi di Leno


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