Chiamati a restituire la Misericordia ricevuta

Nel libro del Levitico, ai capitoli che vanno dal 25 al 27, si descrivono le esigenze che richiede l’anno giubilare e le modalità con cui viverlo. Tra le caratteristiche fondamentali c’è la presa di coscienza che esso é un anno di grazia nel quale fare memoria della fedeltà e dell’amore viscerale di Dio, che in ogni passo della storia di salvezza ha sempre mostrato un volto di misericordia, pronto al perdono, pronto ad annullare ogni debito che il popolo avesse nei suoi confronti, per metterlo nelle condizioni di riprendere una relazione d’amore con Lui e, così, vivere autentici rapporti d’amore con i fratelli.

Tradotto in pratica, ciò richiedeva che ogni debito fosse annullato, ogni torto perdonato, ogni vendetta cancellata, ogni rancore eliminato, ogni discordia appianata. Perfino il valore commerciale delle cose o delle persone prendeva corpo dalla distanza dall’anno giubilare: più ci si avvicinava ad esso più ogni cosa diminuiva di valore, perché nell’anno giubilare tutto doveva tornare come all’inizio. E’ questo anche l’intento dell’anno della misericordia che Papa Francesco ha indetto. Un intento soprattutto spirituale, ma che tocca profondamente, oltre il rapporto con Dio – che perdona e non ha certo bisogno di essere ricambiato nel perdono – il rapporto con il prossimo.

Ecco allora che entrano in causa anche tanti motivi economici, sociali, culturali, religiosi, in quanto questi sono spesso alla base delle buone o cattive relazioni che si vivono tra persone. Quante volte la bontà di queste relazioni dipende dalla carità vissuta nello stile dell’accoglienza, della solidarietà, della condivisione, del servizio, dell’annullamento di sé, della gratuità, della mitezza della misericordia! E quante volte alla base di cattive relazioni o di relazioni negate tra persone stanno motivi di interessi economici, di debiti non pagati o crediti non tornati, di offese recate o ricevute, di non riconoscimento della dignità dell’altro, dell’altra razza, dell’altra religione, dell’altra cultura; o, ancoro di confini non condivisi, di diritti non rispettati e di doveri non compiuti! Si tratta, in questo anno della misericordia, di imparare la gratuità dell’amore di Dio: esercitare il perdono, anche se non meritato o non ricambiato, abbonare i debiti (materiali e spirituali), a costo di perderci in denaro, stima, popolarità per guadagnare in carità; sanare gli odi, anche se abbiamo ragione; non cedere alle vendette; accettare qualche umiliazione per far trionfare la carità; aiutare chi ci ha rifiutato l’aiuto; ricambiare l’odio con l’amore… potremmo continuare, ma ognuno di noi sa bene dove gli é chiesto di ricambiare la misericordia di Dio. Non possiamo pensare di ritornare a Dio il suo amore solo se preghiamo, andiamo a messa, ascoltiamo la Parola di Dio: “Misericordia io voglio e non sacrifici (Mt 9,13) … soccorrere gli orfani e le vedove, ospitare i forestieri, accogliere i senza tetto, sfamare gli affamati…: questo è il sacrificio che io gradisco” (Cfr. Is 58,6-7).

Preghiamo il Signore perchè alla fine dell’anno della misericordia possiamo ricevere molte testimonianze di rancori rientrati, vendette non compiute, perdono offerto, denaro perso per rinsaldare vincoli di amore parentale o di amicizia, fazioni superate per ricercare il bene di tutti, amicizie rinsaldate, dialoghi riaperti… per ritrovare una comunità di fede rinnovata nell’amore e pronta ad essere missionaria in una società che ha profondamente bisogno di amore e di speranza non solo annunciati, ma vissuti: “Oggi cè più bisogno di testimoni che di maestri; o comunque di maestri che siano anche testimoni” (Beato Paolo VI). A questo risultato vorrebbe portarci il progetto pastorale che il CPP offre alla comunità come percorso per questo anno pastorale. Sarà certo un cammino impegnativo, ma, unendo tutte le forze e prendendoci per mano da veri fratelli, possiamo rispondere alla chiamata del Signore.
Allora, coraggio partiamo!

Monsignor Giovanni


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