Avvento e Natale: Dio ci sorprende ancora!

Eccoci pronti a ricominciare un nuovo anno liturgico, a partire dall’Avvento, per giungere al Natale e poi, dopo poche settimane di “tempo ordinario”, alla Quaresima, quindi alla Pasqua, che si chiude con la Pentecoste, riprendere il “tempo ordinario” con al centro la “pasqua settimanale”: la domenica, che raccoglie la comunità intorno alla Parola e all’eucarestia.

Non è forse una ripetizione monotona che ci propone la Chiesa ogni anno? Non sarà forse anche questa monotonia che allontana molti dalla pratica cristiana? Del resto, nonostante tutta la preghiera che la Chiesa ci propone durante l’anno, nonostante tutti gli appelli della Parola da lei annunciata alla misericordia, al perdono, alla pace, alla giustizia, all’accoglienza, alla solidarietà… pare che non cambi mai niente! E allora, ha senso riprendere a celebrare e vivere un nuovo anno liturgico, quasi facendo finta che quel Dio che è già venuto e dice di aver ribaltato il mondo, debba ancora venire a tentare per l’ennesima volta quel ribaltamento di situazione che a noi uomini sembra non essergli ancora riuscito? E poi, cosa apporta di nuovo e di diverso alla nostra vita il credere a questo Dio, che si dice essersi incarnato nella persona di Gesù Cristo? Noi stiamo bene anche senza vivere di questa fede!

Tutte domande e affermazioni che molti si pongono: chi per delusione, chi per disimpegno, chi per scandalo ricevuto, chi per rabbia, chi per stanchezza e noia… chi per incredulità.

Eppure un senso ci deve essere in questa ripetitività! Non credo che la Chiesa in duemila anni di storia – durante i quali ha annoverato tra i suoi membri oltre a una schiera smisurata di santi, anche teologi, dottori, filosofi , umanisti di grande livello – non abbia mai fatto una seria riflessione su queste domande, che non sono di adesso. La Chiesa, proprio come risposta a queste domande ha continuato a riproporre ogni anno il mistero della vita di Gesù Cristo dalla sua attesa nell’Antico Testamento, fino alla sua incarnazione, vita pubblica, morte e risurrezione, celebrandolo nella liturgia.

Solo per cocciutaggine? Solo per sordità, per chiusura? Solo per arroganza e per dimostrare resistenza e potenza? No, certo!

Ma per un motivo preciso: perché il suo Maestro e Signore le ha dato un mandato: “Andate in tutto il mondo, portate il Vangelo ad ogni creatura… Date da mangiare il mio corpo e da bere il mio sangue, perché ogni generazione di uomini abbia la vita… Fate questo in memoria di me!”

E il mondo, tutto il mondo, la creazione compresa, attende questa Buona Notizia. Ogni generazione di uomini ha diritto di ricevere questo annuncio e questo pane di vita… E ogni bambino che nasce è un mondo nuovo che incomincia e anche questo mondo nuovo deve poter conoscere il Vangelo, entrare in relazione d’amore con Colui che ne è il centro, Gesù, ricevere i doni di vita che Lui ha messo nelle mani della Chiesa perché li distribuisca a chiunque li voglia e possa ricevere, perché a nessuno manchi la possibilità di assaporare la chiamata alla vita che dura sempre e mettersi in cammino per superare le prove della vita terrena proprio scrutando l’orizzonte di eternità, che la Chiesa ci fa assaporare attraverso la Parola annunciata, i sacramenti celebrati e la carità vissuta.

Ma chi ha già ricevuto tutto questo non rischia di annoiarsi in questa ripetitività?

Chi vive già in questa fede dovrebbe avere coltivato così bene la sua relazione con Cristo nella Chiesa (questa è la fede cristiana), da sapere che quel Gesù che è venuto una volta nella storia dell’umanità è Colui che viene sempre, è “il veniente”, e il suo “avvento”, il suo camminare in mezzo a noi, la sua offerta al Padre per amore nostro è sempre nuova. Dunque, anche la nostra ricerca e la nostra attesa di Lui ci sospinge continuamente verso un nuovo modo e un nuovo stile di vivere, che rende vivace, sorprendente, meravigliosa la nostra vita, perché Colui che viene oggi si manifesta in un modo nuovo: Egli continua a sorprenderci. Dunque, l’attesa di oggi, la celebrazione di oggi, l’ascolto di oggi, l’incontro di oggi… non può essere la ripetizione di ciò che abbiamo vissuto ieri o un anno fa, se noi abbiamo coltivato seriamente il rapporto d’amore con Gesù e con il prossimo. Certo, se questo non è avvenuto, allora sì che sentiamo la noia di una ripetizione, la muffa dello stantio, il peso della stanchezza: ma è perché noi non siamo capaci o non vogliamo metterci in gioco; preferiamo l’esperienza del fugace, del nuovo fine a se stesso, del tutto-subito-senza fatica, del “già visto-vissuto”, che non fa parte non solo della fede, ma neanche della serietà della vita umana. Fossimo pure in questa situazione, se ce ne rendiamo conto, possiamo ridestare il nostro cuore, il nostro animo e, in un sobbalzo di coscienza cristiana, possiamo imparare il senso dell’attesa e coltivare i sentimenti e gli atteggiamenti più significativi dell’attesa di un Dio così innamorato dell’uomo che cammina insieme a Lui, intesse dialoghi d’amore con ciascuno e con tutti e li aiuta a capire il senso di ogni evento della storia alla luce del suo Spirito e dell’amore Crocifisso. Allora scopriamo che dal giorno dell’incarnazione del Figlio di Dio tutto è veramente cambiato, ogni istante della vita e della storia è nuovo e anche il male ancora presente nell’umanità è già stato debellato, anche se attende ancora la sconfitta definitiva. E per questo l’uomo oggi, incontrando il Dio-con-noi, può scoprirsi capace di bene, di rinnovamento, di pace, di perdono, di accoglienza, di vita. Ma gli è necessario scorgere nel mistero che ogni anno la Chiesa ci fa celebrare il Dio che ci viene incontro e ci sorprende con un amore sempre rinnovato.

A tutti auguro che in questo nuovo anno liturgico, riprenda vigore la propria relazione personale con Gesù, dentro la Chiesa, per riscoprire quanta gioia e quanta vita ci dà l’incontro sempre nuovo con Lui.

Buon Avvento e buon Natale.

Monsignor Giovanni


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